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ECOGRAFIA MORFOLOGICA

ECOGRAFIA PER LO SCREENING DELLE ANOMALIE FETALI-ECOGRAFIA MORFOLOGICA

 

Questo esame ha lo scopo principale di controllare l’anatomia del feto allo scopo di sospettare o diagnosticare le malformazioni congenite. Questa ecografia viene detta morfologica appunto perché è destinata a studiare la morfologia del feto per escludere, o accertare, la presenza di malformazioni.

 

Secondo le Linee Guida della SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrico-Ginecologica) tale esame va effettuato tra le 19 e le 22 settimane.
Non viene effettuato prima perché il feto è di piccole dimensioni prima delle 19 settimane di amenorrea e quindi minore è il tasso di diagnosi delle varie malformazioni.

Non viene effettuata dopo per permettere alle donne alle quali viene diagnosticata la presenza di una grave malformazione fetale di avere il tempo di eseguire eventualmente una procedura diagnostica invasiva (amniocentesi) e di poter valutare l’ipotesi di un eventuale interruzione di gravidanza (legge 194 art.6). Tale limite, anche se la legge non si esprime al riguardo, è quasi unanimemente riconosciuto attualmente in Italia tra le 23 e le 24 settimane di gestazione. 

 

Cosa si valuta con l’ecografia morfologica?

 

L’ecografia morfologica ha come primo scopo lo studio analitico di tutti i distretti anatomici esplorabili nel feto. L’ecografista osserva il feto con la maggiore attenzione possibile, visualizzando di norma i seguenti organi interni:

 

  • Scatola cranica ed encefalo, con valutazione e misurazione dei ventricoli laterali o posteriori, del cervelletto e della cisterna magna, il cavo del setto pellucido e corpo calloso

 

 

 

 

  • Il viso con valutazione del profilo, dell’osso nasale, la misurazione delle orbite e visualizzazione delle lenti del cristallino oculare, valutazione delle labbra e dell’arcata gengivale. 

 

 

  • Il torace con osservazione del parenchima polmonare bilateralmente e del situs cardiaco (posizione del cuore)

 

Immagini

  • Il cuore con studio delle 4 camere cardiache (2 atri e 2 ventricoli), dell’arco aortico, dell’emergenza dei grossi vasi (assi lunghi), della sezione 3 vasi, della frequenza e ritmicità del battito cardiaco fetale. Viene inoltre esaminato il flusso del sangue con il color doppler che consente di individuare con più facilità eventuali difetti interventricolari o di riempimento. Nel caso in cui si riscontrano anomalie o vi sono dei dubbi è opportuno ricorrere all’ecocardiografia fetale, che è lo studio ancora più approfondito del cuore fetale eseguito da un ecografista dotato di particolare esperienza nella cardiologia fetale.

 

 

 

 

  • Il diaframma, per accertarne l’integrità bilateralmente, anche se i piccoli difetti a volte possono manifestarsi solo in epoche tardive

 

 

 

 

  • L’addome con controllo della chiusura della parete anteriore e studio degli organi interni quali lo stomaco, la colecisti, il fegato e l’intestino, apparato genito-urinario, con visualizzazione dei reni, della vescica e dei genitali esterni

 

  • Il cordone ombelicale con la visualizzazione dei tre vasi che lo compongono (2 arterie ombelicali e 1 vena ombelicale) e l’inserzione del cordone a livello della parete addominale fetale e a livello del versante fetale della placenta. 

 

 

 

 

  • Gli arti superiori ed inferiori con visualizzazione delle ossa lunghe, dell’asse delle mani e dei piedi, e delle dita delle mani.

 

 

 

 

  • nel corso dell’esame è nostra pratica clinica effettuare anche lo studio della morfologia dell’onda sanguigna nell’arteria uterina materna, indicatore precoce sia di disfunzione placentare con susseguente difetto di crescita intrauterina del feto, sia di ipertensione gestazionale e preeclampsia materna.

                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre la valutazione dell’anatomia, questo esame prevede la rilevazione di una serie di misure del feto (biometria fetale, che include la testa, l’addome ed il femore) allo scopo di confermare che le dimensioni siano in accordo con l’epoca di gravidanza stabilita in base alla data dell’ultima mestruazione o nell’ecografia del I trimestre, la valutazione dell’impianto e della struttura della placenta, della quantità di liquido amniotico, e la lunghezza del collo dell’utero.

Come facilmente si può comprendere tale esame dipende in misura quasi totale dall’esperienza e dalla capacità dell’operatore unitamente all’impiego di un ecografo di qualità elevatissima

Esistono però fattori che limitano l’esame diagnostico, in particolare la posizione sfavorevole del feto durante l’esecuzione dell’esame, il peso materno (maggiore è il peso, specialmente in presenza di cicatrici addominali da Tagli Cesarei precedenti, peggiore è la qualità dell’esame) e l’ecogenicità tissutale materna. 

 

Nonostante siano molte le anomalie che si possono diagnosticare ecograficamente nel secondo trimestre di gravidanza, esiste comunque una percentuale di anomalie che non possono essere diagnosticate in epoca prenatale.
Tale concetto è chiaramente espresso nel foglio illustrativo sempre allegato all’esame da parte di qualsiasi operatore lo esegua (FOGLIO INFORMATIVO- CONSENSO INFORMATO